fabio님의 프로필Fly Around the World사진블로그리스트기타 도구 도움말

블로그


    Monte Cook, Alpi del Sud NZ 12 Novembre 06

    Monte Cook, Alpi del sud Nuova Zelanda 12 Novembre 06

     

    Il sole dietro le dune di New Brighton si alza leggero. Il vento pungente dall’Antartide dei giorni scorsi ora e’ piacevole e muove le foglie degli alberi producendo una sinfonia armoniosa.

    L’aria limpida e fresca, penetra nelle mie vie aeree recentemente liberate dalla alchimia occidentale. La cura antibiotica per la riparazione del foro nel timpano sinistro e lo scioglimento del blocco nasale, apporta i primi frutti dopo giorni di isolamento uditivo.

    Durante l’ultimo volo Sydney-Christchurch il cattivo raffreddore e il delta pressione hanno mandato al tappeto il timpano sinistro.

     

    Dopo i primi duecento chilometri di morbide colline, arbusti dal giallo fiore, pecore, vacche e tori, un altopiano brullo e’ attraversato dalla rettilinea statale.

    Sullo sfondo le Alpi del Sud dalle creste innevate, con lacrime di blu acqua in cammino verso il mare, risaltano il paglierino della steppa.

    Riesco a convincere l’autista del bus a lasciarmi cento chilometri piu’ a sud, allo svincolo del Monte Cook, anziche’ sulle sponde del lago Tekapo.

    Il monte e’ fuori dalla rete di trasporti pubblici, solo minibus per turisti dal portafoglio carico si avvicinano.

    L’idea e’ di proseguire in autostop fin dentro il parco nazionale. Come finira’ non ne ho idea, in quanto nonostante la bella giornata la temperature e’ rigida e di automobili in giro non se ne vedono. Poche scatole meccaniche con ruote passano davanti al mio naso nei minuti infiniti di sosta sul asfalto.

    Trovo un passaggio da una coppia inglese, in pochi secondi conversiamo come vecchi amici. Passiamo una collina e misticamente ricompaiono abeti e pecore sul verde suolo. Le agitate acque del lago Pukake offrono il loro splendore, blu-verde dalle mille sfumature per le ombre delle nuvole.

    Il monte Cook appare come una fata dal mantello bianco. Si intravedono le sue forme e le forti radici sulla pianura dove venne girato “Il Signore degli Anelli”.

    Pensare che nelle settimane per mare, il Capitano Grahm  amava rivedere fino alla nausea le sequenze delle tre parti del film, mentre mi ero sempre rifiutato  di seguirlo. L’essere in mezzo al mare stivolava voli della mente in mille direzioni meno che di fronte allo schermo di un pc.

    Oggi su quelle praterie da paesaggio incantato cammino con l’amico Martin cileno, agronomo in nz per esperienza lavorativa.

    Foto dopo foto risaliamo per centinaia di metri le ripidi pendici del Monte Cook fino a quando i nostri non adatti indumenti ci impediscono di fronteggiare il gelido vento e le sfere di ghiaccio in caduta dalle nuvole di passaggio.

    Per la prima volta da quando sono partito ho prenotato un letto prima di arrivare a destinazione. Sembra un passo banale, ma l’idea di dover essere in quel luogo in un dato giorno senza lasciare possibilita’ di fuga ed essere pronto a cambiare programma all’ultimo minuto non mi soddisfa.

    Quasi per convincermi di non aver optato per la soluzione che mi si addice prenotando le due notti consecutive nella stessa branda, anticipo la partenza dal rifugio ai piedi del monte, perdendo la notte prepagata.

    Fortunatamente come spesso mi succede, tutto alla fine si autobilancia. Riesco a rientrare alla base a Christchurch in autostop, risparmiando sul bus una cifra para allo stesso importo della notte persa.

    Il primo passaggio di un centinaio di chilometri l’ottengo dal cileno e il secondo da una coppia della Corea del Sud. Sono simpatici e gentili. Lui prudente guidatore, conduce il mezzo di lusso ad una velocita’ mezza rispetto al limite consentito. La sua dama dalle punte dei capelli ossigenati e dal sorriso puro, detta le coordinate da coopilota. Peccato che questo ruolo non le riesca in modo impeccabile, sbagliando piu’ volte indicazioni e dovendo invertire il senso di marcia. Considerando che in Nuova Zelanda del sud ci sono solo due strade che attraversano da nord a sud l’isola, una ad est e una ad ovest, non vedo l’oggettiva difficolta’ di trovare la corretta via, dovendo semplicemente andare verso nord.

    Io non sono di fretta, mai lo sono, quindi nessun problema.

    Sono un velista e oggi come ieri con gli stracci da autostopista, con il police verso l’alto e con gli occhi da cinese per i baci del forte sole, apprezzo il paesaggio in movimento dal finestrino posteriore.

    Buffi marroni tori, dal lungo pelo e corna pronunciate, ruminano verde erba lungo il cammino.

    Il perimetro esterno dei campi e’ delimitato da quattro file verticali di filo spinato, mentre la simpatica scacchiera di erba corta/lunga lo e’ con filo elettrico. Pazienti lavoratori dalla schiena ricurva, preparano i confini mobili per la brucata del giorno dopo piantando pali leggeri nel terreno, arrotolando il piccolo filo dall’anima elettrica dal colore arancione.

    Come Martin mi spiega, il filo spinato e’ il confine della parcella, mentre quelli mobili seguono il ciclo di crescita dell’erba mantenendo le mandrie ogni giorno in zone di campo con foraggio fresco e lungo, lasciando il tempo a quello del giorno prima di rinforzarsi.

    7 Novembre 28esimo compleanno

    Ventottesimo compleanno 7 Novembre 06

    La sveglia avviene di buon ora, il freddo pungente della stanza e’ mitigato

    dal tepore trasmesso per irraggiamento dalla stufetta elettrica appesa al soffitto.

    Preparo con ritualita’ e dovuta cura il set per la rasatura; sulla punta dei piedi,

    volteggiando sotto le note del walzer che mi ronza negli orecchi da un paio di giorni

    mi avvicino alla sala da bagno cercando di non svegliare Mayumi, la giovane giapponese, che sognavo da tempo nel letto.

    Il bianco della sua pelle e’ risaltato dal ciuffo nero intenso  e liscio del suo pube.

    I suoi bulbi oculari in movimento sotto le palpebre , sembrano seguire il mio walzer, ed io contento e sorridente immagino in quale parte del mondo fatato nipponico stia ballando.

    Buona colazione, la prima sigaretta del mattino e la piacevole lettura della stampa internazionale.

    Dalla casella di posta vengo a sapere che Annina la nostra coinquilina delle Canarie di cinque anni orsono, con la sua cara amica Joulie, si trovano anche loro a Christchurch, in stop over nel loro giro per il mondo.

    Anna con la sua immancabile tavola da surf sotto il braccio e’ una ragazza in gamba, i mesi sotto lo stesso tetto a Gran Canaria insieme a Michele (Italia) Mark (Eire) sono stati indimenticabili: feste, pranzi dai mille menu’ alle notti suoi libri, davanti alle blu acque della baia de Las Canteras.

    Per cena porto Mayumi, Annina e Joulie ad un ristorante messicano. Quasi mi esplode il cuore, quando sbagliando dose cospargo una salsa killer sulle mie nachos. Due bicchieri di acqua e la ventilazione forzata delle mie vie aeree per alleviare il potente piccante messicano.

    Come dolce, Annina estrae dal cilindro una micro torta con otto candeline accese.

    La mia contentezza, i secondi per le foto ricordo e il desiderio troppo lungo fanno si che la cera fusa penetri  i pori della crostata.

    Scatti di istantanee, risa, un buon bicchiere di rum e poco dopo la mezzanotte  scompaio tra i  mille cuscini del lettone in affitto nella mansarda davanti la cattedrale.

    Christchurch NZ Isola del sud

    Christchurch, New Zealand 6 Novembre 06

    La chiamano la citta giardino e il nome non e casuale. Nel pieno centro sorge un orto botanico occupandone piu della meta.

    Per strada le romantiche aiuole con fiori caratterizzanti la primavera entrante, sono adornate con nobile pietra del secolo scorso, dando un tocco di allegria al grigiore del cielo.

    Piante con data e nome di chi depose il seme nella terra e perfino un mulino in ricordo dei tempi passati, quando la tecnologia per macinare il grano arrivo anche in questo luogo sperduto al sud del mondo, caratterizzano la citta delle bambole; pulita ordinata e surreale.

    Le dodici campanate della cattedrale sono il segnale per lultimo giro di bevute al pub del ostello.

    Per festeggiare la brillante giornata assaporo un ottimo bianco locale. Sono rimasto colpito dalla qualita e serieta con la quale si parla di vino sia in Nuova Zelanda che in Australia.

    Il provincialismo delle mie origini peccava di presunzione nel pensare che il nettare di uva di qualita venisse spremuto solo in Italia e nella vicina Francia.

    Nulla di piu sbagliato. Ricordo piacevolmente le degustazioni lungo entrambi i lati della cordigliera delle Ande dove si fa sul serio con i calici di rosso. Profumi e spessori distinti caratterizzano quella o quellaltra regione conquistando un giudizio piu che positivo.

    La missione visa e andata come da programma; dopo un giorno di riposo sul manto erboso del orto botanico respirando profumi di rosa, mi attacco alla rete per risolvere il tormentone delle ultime settimane: la working holiday visa per laustralia.

    (Ri)compilo lapplication form, questa volta dal sito ufficiale del ministero dimmigrazione, lasciando stare agenzie fannullone e in poco piu di dieci ore estraggo dalla stampante del cyber caffe la copia della visa.

    Ora dopo tante parole e sopratutto euro spesi per questo pezzo di carta spero poter presto vedere rientrare linvestimento ed aiutare le oramai moribonde risorse economiche.