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Raccoglitore di ciliege Young Australia 10 dicembreYoung, quattrocento km sud ovest di Sydney, Australia 10 dicembre
Disteso sul soffice prato davanti alla tenda nel camping di Young, osservo da vicino incuriosito la vita tra i fili di erba. Colonie di formiche, insetti microscopici indaffarati nel lavoro per la sussistenza. Il sole è caldo e il pomeriggio libero dai campi passa tranquillo tra una bottiglia di birra e un tuffo in piscina. Da qualche settimana sono in questo sperduto villaggio da poche migliaia di persone dove lavoro come raccoglitore di ciliege (cherry pickers). Come attività remunerativa è piuttosto semplice, ma molto faticosa per le alte temperature, relativa esposizione ai raggi solari e alle mille mosche che ronzano negli orecchi, occhi e bocca. L’erba alta, con i frammenti di paglia che si inseriscono sotto i vestiti è insopportabile, procurando un prurito simile a quello delle pulci. La giornata inizia ancora prima dell’alba con la colazione al benzinaio di fronte al camping e la passeggiata con i primi raggi di sole che scaldano l’aria infreddolita dalla notte. Inizio a riconoscere il cinguettio di diversi volatili, trovando in quello del corvo un simpatico compagno di lavoro. Ora dopo ora con i polpastrelli degli indici e pollici di entrambe le mani stacco il gambo delle ciliege dal ramo facendole cadere nel contenitore marsupiale. Dopo più di mille kg di frutta raccolta quasi le mani da sole distinguono tra l’ammasso di foglie le parti della pianta che mi interessano. La velocità di raccolto sta migliorando con il passare dei kg e il tic della rottura dello stelo è seguita dal tac della caduta nel contenitore. Il corpo dopo giorni si è abituato a svolgere contemporaneamente diverse attività: le dita cercano lungo i rami i gambi delle ciliegie, gli occhi individuano le prossime ad essere raggiunte e gli orecchi seguono attentamente l’alternanza del tic e tac dello staccamento e caduta. Considerando il numero relativamente elevato di frutta in caduta contemporaneamente, mi sono stupito di come riesca in caso di mancato centro, a percepire dal non suono prodotto che la ciliegia è andata persa. Essendo pagato in funzione delle quantità raccolte è di fondamentale importanza la rapidità. I primi giorni quasi rimpiangevo il lavoro da cameriere a Bondi Beach lasciato per la noia dei cappuccini e per la bassa paga. Ora che la rapidità e la piccola esperienza iniziano ad apportare i primi risultati, ne sono contento. Le giornate passano stancamente bene, anche se poche energie mi rimangono da dedicare al resto dopo dodici ore nei campi. Giusto una doccia, scaldare un pasto e scivolare nel sacco a pelo con ancora barlumi di luce nel cielo. Sono contento perché finalmente dopo mesi con la cintura nella posizione più stretta riesco a mangiare una bistecca ogni tanto e bere un buon bicchiere di vino. L’aspetto che più mi affascina del massacrante lavoro è di riuscire mentre guadagno ad avere la mente completamente libera. Spesso penso a Jack London quando nella sua biografia Martin Eden narrava di come apprezzava il lavoro di raccoglitore di immondizia la notte lungo strade deserte e tranquille. Penso esserci due tipi di lavori: uno di questo tipo appunto, l’altro opposto che non ti permette un attimo di assentarti dalla concentrazione. Entrambi presentano vantaggi e svantaggi, anche se per come sono fatto un lavoro del secondo tipo mi si addirebbe maggiormente. Una occupazione del primo tipo ha vantaggi interessanti, tra i quali folleggiare con la mente sui progetti futuri. Come in questi giorni mi succede dedico molte energie agli scenari futuri del dottorato, fantasticando su tematiche modalità e luoghi dove potrei proseguire l’approfondimento culturale. Contenitore dopo contenitore aumenta in modo esponenziale la frutta raccolta. La pelle delle mani spaccata per l’attrito con i rami, i dolori alla schiena per il continuo peso del raccoglitore appeso al collo e i piedi cotti non rendono il recupero delle forze missione semplice. Fortunatamente la giovane compagnia di raccoglitori giramondo è grande e colorata, e un bicchiere di buona birra al bancone del bar del paese equivale ad un’ora di idromassaggio. I migliori pickers nella grande arca di Noè hanno passaporto canadese, riuscendo a tenere il passo agli aborigeni e in qualche caso a superarli. Per chi raccoglitore lo è da anni, riempire trenta contenitori da quindici kg per un totale di quattrocentocinquanta kg di ciliegie in sei ore per una media di 1,25 kg al minuto è quasi uno scherzo. I primi giorni riuscivo a malapena a coprire i costi di sussistenza; poi grazie ai consigli dei più anziani e della attenta osservazione ho triplicato il rendimento, permettendomi di aspirare tabacco e scrutare i filari infiniti sul giallo suolo. Il primo weekend di dicembre, il Young Cherry festival richiama centinai di persone dai paesi vicini per assistere e festeggiare tutti assieme la fine del raccolto condendo i giorni di relax con ettolitri di birra, gare di velocità di raccolta e di lancio del nocciolo con la bocca. Per via del festival vengo sfrattato dal camping essendo tutto prenotato da mesi trovando rifugio nel giardino di una singolare famiglia della zona. Zia (45) e nipote (22) con i rispettivi figlio e figlia condividono una piccola e graziosa casa sulla linea di confine dei campi. Ho fatto da maestro di nuoto ai due bambini e preparato un paio di cene con tocco italiano. La zia estrae da uno scatolone impolverato in soffitta bicchieri di altri tempi, per la grande cena della domenica. Come sono arrivato così me ne vado, poco prima dell’alba. Il gracchio del corvo si mescola con il fruscio delle foglie dei ciliegi mentre con lo zaino in spalla raggiungo la statale. |
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