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Brunello di Montalcino
I giorni passano lentamente e come la sabbia in una clessidra granello dopo granello scorre via non curante del suo intorno. I miglioramenti attesi dai cambiamenti climatici rallentano per una perturbazione da nord che ricopre il cielo di cristalli di ghiaccio e sballottati dal vento si ficcano da per tutto. Vomito su una tastiera quello che mi bolle nello stomaco, come un paziente sdraiato dallo psicanalista. A ruota libera tiro fuori il rospo che turba questa terra insipida. L’individualismo estremo che caratterizza questo paese, lo ricopre di una tristezza inimmaginabile anche per uno dal mappamondo facile come me. Come una piccola imbarcazione in balia delle onde arrabbiate, cerco invano di mantenere la barra del timone ferma, per salvare la rotta. Anche se a volte può essere saggio oltre che una necessita’ di sopravvivenza rivedere il percorso pianificato. Il sole si alza dolce e tra le fessure della persiana e mi da il buon giorno. I primi minuti di doccia sono per cancellare i resti del rum della notte precedente. Mentre infilo un calzino sorseggio tisana al gelsomino, per rigenerare la bocca felpata impastata dal tabacco. Minuziosamente annodo la cravatta comprata su una bancarella ad Hongkong con l’etichetta Made in Milan, infilo gli scarponi da neve e con una sigaretta tra le labbra mi avvio al Buco senza finestre del mio ufficio al terzo piano del dipartimento di ingegneria elettrica della University of Lincoln, Nebraska. Il sole dall’alto sorride, anche se difficilmente riesce in quello che e’ sempre riuscito a fare. Scaldare la pelle e l’anima. Lascio sulla sinistra il Nebraska State Capitol, (Il Campidoglio è un grattacielo con una cupola d'oro alla sommità. La torre è coronata da una statua alta 6 metri di un agricoltore che semina il grano, (dello scultore Lee Lawrie), che rappresenta il patrimonio agricolo dello Stato. Wikipedia.it) Un alto edificio, contenete gli uffici degli amministratori politici. Anche se non sembra siamo in una capitale. Guardo il contadino di bronzo in cima alla cupola, che sparge semi di grano, e chiedo che vede? Non mi risponde. Percorro isolato dopo isolato e le case monodose familiari in legno bianco, non cambiano. Il posto per il pick up sulla destra, il carrello del barbecue sulla sinistra e la casella della US Mail (posta) tra il manto stradale e il marciapiede. L’architettura sembra uscita da una linea di produzione della Viti & Bulloni (stabilimento di Shangai). Mi chiedo che studino alla facolta’ di architettura e design. La seggiola ribaltabile permette di lavorare al pc comodamente mentre si sorseggia un liquido dal termos da litro. Ma che c’e’ dentro? Cocaina, Anfetamina, Prozac+, Viagra? Come i paraguaiani per le vie di Montevideo, i nebraskesi amano apparentemente fare e andare con un termos in mano. Bah! Con il binocolo cerco i Tartari tra le notizie di una decina di giornali online, e apro il libro di macchine elettriche alla stessa pagina della sera precedente, allo stesso punto dove ho iniziato a perdere i neuroni per via del rum. Ahimè questa impostazione ha un peccato originale da risolvere. Per essere smart, dinamico, energico, coinvolgente, creativo, scattante, aggressivo bisogna avere il cento per cento delle energie. Le condizioni al contorno devono essere sinergiche e lavorare per l’obiettivo comune. Dalla fisica si impara che la sommatoria delle forze e’ una forza e il suo verso e la sua intensita’ dipendo dalle varie componenti. Questo il punto! E le altre componenti? Da un mese remo come un disperato, ma il vortice fa il doppio di me in meta’ tempo. Lentamente vengo risucchiato in un circolo vizioso di auto lesionismo mentale. Non mi riconosco. Ho paura. Avrei una ricetta per tornare a sorridere, ma per ora la lascio vicino alla scritta pull della maniglia rossa della porta del bus. Tirare in caso di emergenza. La liberta’ di azione, di dinamismo intellettuale, la fertilita’ creativa e’ messa a dura prova dal muro di gomma/granito che avvolge la seggiola ribaltabile. Come la Ferrari di Kimi Raikkonen per fare un bel piazzamento ha bisogno di avere ai box un team di specialisti che credono nel progetto e un pit stop ogni tanto per il cambio gomme e il rifornimento carburante, cosi’ io vorrei tanto un navigatore satellitare, di quelli moderni, che ti avvisa che tra tre chilometri c’e’ il distributore di benzina, per fare il pieno di super. Uso il mouse del calcolatore come una giovane studentessa usa il suo vibratore. Alla ricerca di emozioni. Mi muovo nello spazio multimediale del web, esattamente come su una cartina geografica. Saltello da un luogo ad un altro, sorvolo foreste, entro in case di amici e sconosciuti. Leggo, appunto e volo. Il mio corpo non ha peso, sono libero, finalmente. Il drin drin del microonde mi riporta nel Buco senza finestre del mio ufficio. Il pasto del ricercatore cinese della stanza accanto e’ pronto. La sinfonia da aspiratore da zuppa giunge alle mie orecchie ed e’ il segnale orario della musica via internet. Radio indipendenti, commerciali, down load di files illegalmente condivisi da internauti incuranti delle crociate giudiziarie nel nome del diritto d’autore. Arriva sera e neanche mi accorgo. Quando gli occhi smettono di distinguere le lettere allineate sulla tastiera, infilo i guantoni da pugile e vado a riempire le budella di succo di canna da zucchero. La mappatura dei locali notturni e’ quasi completata, mi mancano i bordelli e i ritrovi per i pensionati.
Il riscaldamento della stanza, come ogni sera, si e’ spento. Il termostato non ha retto al congelamento e non e’ riuscito nel suo compito di accendere la caldaia. Con i guantoni da pugile, il cappellino da marinaio, apro la zip del sacco a pelo, e sul materasso come un homeless con il suo cartone, nell’angolo piu’ lontano dalla finestra, mi concedo il riposo. Gli occhi si muovono sotto le palpebre per trovare la posizione di minima energia, quella d’equilibrio stabile, come la testa cerca il punto giusto dove abbandonarsi sul cuscino. Respiro profondo, decido dove dormire questa notte e mi abbandono. Navigando per le vie di Lincoln, Nebraska US
primi passiLincoln, Nebraska US 14 febbraio 2008
Finalmente la colonnina di mercurio timidamente si affaccia al campo positivo. Il delta temperatura ha lo stesso effetto del föhn caldo che scende dalle cime innevate delle Alpi. L’umore va un po’ meglio, dopo aver preso la decisione di invertire la tendenza e di smetterla di frignarmi addosso. Come spesso succede, anche se non ne siamo consci, siamo noi gli artefici del nostro umore e di conseguenza delle modalità e qualità di cio’ che ci succede. Da due giorni, come il mercurio nella colonnina, ho iniziato a risalire lentamente, superarelo zero e ricominciare a respirare. Qualche birra la sera dopo il lavoro, due chiacchiere al bancone e si scopre che tutto sommato belle persone ci sono in ogni luogo. Partecipo volentieri, da spettatore occasionale, alle passionali discussioni politiche sulle future elezioni presidenziali, e scopro che il proselitismo politico in US e’ in aumento. Generalmente i livelli di discussione e le argomentazioni quando va bene sono da militante liceale, acerbo del campo, ma pieno di convinzioni, facilmente opinabili con due leggi economiche e con qualche articolo di giornale. Nonostante cio’ recepisco positivamente l’impegno sociale e morale di cercare di cambiare le cose. Strane alleanze etniche e politiche segnano la campagna elettorale, e questi dati preoccupano in parte chi era abituato a palleggiarsi il potere negli ultimi vent’anni. Le statistiche dicono che ci sono piu’ persone che guardano il Super Bowl, la partita che mette in palio il titolo della Nfl, il campionato di football, di quelle che vanno a votare alle elezioni politiche. Nell’ultima finale sono stati novanta milioni i telespettatori che hanno assistito con birra e popcorn la finalissima. A novembre vedremo i dati delle urne e capiremo quanto l’America ha voglia di cambiare. Questa settimana ho iniziato a seguire il corso di Macchine Elettriche in università. Tornare sui banchi di scuola fa un certo effetto. Penso si dovrebbe istituire d’ufficio un richiamo alla formazione obbligatorio per tutta la vita, un poco come succede per i riservisti dell’esercito svizzero. Ogni anno un paio di settimane in cui si ritorna in caserma con i commilitoni di una volta, per aggiornamenti e ripassi.
Entrando in aula, ho sentito quell’odore familiare di “classe”, un misto tra polvere di gesso e aria da cambiare, e ho rivissuto quell’emozione unica che si prova quando si e’ sotto esame. Sotto pressione per mesi, dedicando le energie al raggiungimento dell’obiettivo e provare sollievo, leggerezza e contentezza nell’uscire dall’aula con l’esame sul libretto. Alla fermata del bus, al riparo dal vento gelido, assisto alla parata dei pendolari che in macchina si dirigono verso il “centro” città. Mi stupiscono le dimensioni delle automobili che raggiungono volumi incredibili, ruote giganti, paraurti in grado di sfondare qualunque muro. Autovetture da cinquemila di cilindrata, cavalli, potenze e consumi spropositati per portare a spasso un solitario signore grassottello e la sua tazza di caffè caldo. Giorno zero
Il vento gelido dal Canada compone figure di ghiaccio sul vetro di camera mia come un bimbo che gioca con il dito su un cristallo appannato. La neve assorbe i rumori e le vibrazioni quotidiane rendendo il tutto ovattato e insonorizzato. Il mio stato d’animo da cerino spento, ha visto momenti migliori, solo la speranza della primavera interiore e climatica e’ l’antidolorifico all’ambientamento. Le prime impressioni di questa terra, non sono felici, le condizioni climatiche estreme (-30C) sicuramente fanno la loro parte. Vorrei forte sole battente bandiera tropicale da sparare in vena sotto forma di vitamina D necessaria alla stabilita’ delle mie ossa e alla sopravvivenza della mia psiche. La musica dell’amica Selene e della Bovisa Regge Foundation mi tengono collegato alla mia terra, come questo maledetto computer, al quale sono incollato come un cane al suo osso. Di avventure ne ho fatte parecchie, ma questa pesa piu’ delle altre. Indubbiamente la durata prevista, la differenza culturale e le non rosee condizioni di partenza rendono il tutto complicato. Stupito mi guardo in giro, e mi accorgo che non vedo e non sento. Le quotidianità non stimolano come vorrei, come desidererei. Forse sono troppo esigente, troppo sofisticato nella ricerca della soddisfazione, o semplicemente necessito di un minimo di condizioni al contorno per sentirmi vivo. Il primo impatto con il non luogo di Lincoln, inizia a cinque minuti dall’atterraggio. Dal finestrino solo campi bianchi. E la citta’ dov’e’? penso. Una volta atterrato al piccolo aeroporto in provenienza da Chicago, una fotografia descrivere quello che mi aspetta. Esco dal Hub e non c’e’ nessuno, non solo ad aspettare me, ma soprattutto ad aspettare qualunque altro cristiano. Chiedo un taxi e piu di un’ora ci vuole per vedere un’offuscata parola composta da Tango Alfa X-ray India con sotto quattro ruote. L’attesa infinita, dopo quaranta ore di viaggio, tre cambi di aerei, uno stop and go forzato a Chicago per neve e’ un presagio non rassicurante. La bufera di neve dei primi tre giorni rende tutto semplicemente irraggiungibile. La gentile famiglia cattolica integralista che mi ospita il primo weekend con le preghiere pre pranzo, le letture dei testi sacri il pomeriggio e le ballate stonate la sera da un tocco di surrealismo alla storia. Rimango un paio di notti a casa di Jessi una mia collega, dove vive con il ragazzo e un cucciolo di cane saltellante, 3 serpenti, qualche topo e un gatto. Di serpenti ne vedo due, ne rispettivi zoo trasparenti, il terzo dovrebbe uscire per la primavera. Ha trovato una fessura tra le pareti di legno in ristrutturazione e si e’ infilato. Probabilmente e’ avvinghiato a qualche tubo del riscaldamento e ci rimarrà fino a quando le sue fauci non necessiteranno di un topo. Con i ragazzi ci si trova in sintonia, si fa tardi tra un bicchiere di rosso cileno e qualche sigaretta arrotolata sotto la veranda. La compagnia stimolante allevia la mia sete di input. Tramite un annuncio via internet trovo una stanza in casa di una rotonda ragazza del Kansas. Melissa viene dalla campagna, e’ scappata da una cultura di provincia ed e’ approdata nella grande citta’. Lincoln! Il relativismo e’ anche questo. Cerco invano di avvicinarmi alla nuova vita con serenita’ e allegria ma lo stomaco in perfetta sincronia con l’apparato lacrimale rende sentimentale la quotidianita’. I legami creati tra la nebbia, sono forti piu’ dei dodicimila chilometri che separano il mio naso da quell’aria satura di acqua. |
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