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Non può nevicare per sempre.
Non può nevicare per sempre. Ebbene si, finalmente la primavera sembra essere arrivata, sia climatica che interiore. Il letto nuovo mi coccola la notte e durante la siesta post pranzo. La bicicletta rossa e’ il mio cavallo di razza per le scorribande nelle praterie di Lincoln. Ho scoperto una famiglia di scoiattoli abitanti sull’albero davanti la finestra di camera mia. Insieme alla natura mi sveglio poco dopo le sette, il sole morbido mi accarezza sul cuscino zebrato dall’ombra delle persiane. La vita sembra ricominciare a sorridere. Positivi i giorni a Washington, i quali ridanno ossigeno e calore al mio spirito screpolato dal vento da nord. Il primo esame portato a casa, il progetto sui mulini che prosegue e i club notturni dal colore nasty. Sorseggio rum and cola allo Zoo bar, la versione yankee del Baraonda. Capelloni con la chitarra in mano si esibiscono in open stage, palco aperto, tutti i giorni, dal lunedì al lunedì. Divine signorine dalle gonne svolazzanti ballano a ritmo di blus e il rum scorre a fiumi. Inizio a partecipare attivamente a quello che i locali chiamo after party. La night life, purtroppo finisce molto presto, alle 0100 di notte, ed essendo io drogato di luna e stelle…come si dice in spagnolo no puede ser… cosi piano piano mi inserisco e capisco come anche i nebraskesi facciano casino fini a tardi… Ska-ska nell’aria, musica che ti penetra e un poco come i Fratelli di Soledad anni addietro cantavano…io sono un duro, io non ballo! ma alla fine non riesci a stare fermo….cosi mentre sputacchio lettere sulla tastiera il mio corpo si muove all’unisono con la pelle della batteria…
Forse oggi, dalla prima volta che sono in US, mi sento ok. E sono contento, per festeggiare dico mannaia alla polinesiana, e saluto chi incrocia il mio occhio da felino. Oggi c’e’ il sole ed e’ un bel giorno, forse si ricomincia a cantare e a sognare, e a vivere. Dopo pranzo, mi distendo sull’erba con i piedi al vento. Mi appisolo per quasi un’ora e mi sveglio sotto i colpi del ronf-ronf del mio naso. Leggere goccioline di sudore si staccano lentamente e percorrono come una moto sulle dune di sabbia della Parigi-Dakar le mie costole fino a perdersi assorbite dal cotone della maglietta. Apprezzo tale sforzo della natura di normalita’ e nonostante le piante siano ancora immobili, in realtà dentro sono verdi e la linfa si sveglia dal letargo. Quelle poche decine di minuti di esposizione al calore naturale del sole sono stati come una pastiglia di vitamina. Assonnato pedalo per le strade e approdo al Coffee House, un grazioso caffe’ dalle luci dolci e musica nell’aria. Il caffe’ dei Caraibi nei contenitori alle pareti emana fragranze lontane ed esotiche.
Speravo di poter prendere un aereo e sparire per qualche giorno su banco di corallo ai Caraibi, e sorseggiare succo naturale estratto da un cocco appena caduto. Dico speravo in quanto, il lavoro e le condizioni economiche mi tengo legato a Lincoln. E la situazione si tinge di assurdo. Ora che potrei prendermi una parentesi di respiro, non vi sono le condizioni. Considerando il piacere di ingegnarmi nel problem solving, ho fatto un programma dettagliato di lavoro, in modo da adempiere con gli obblighi per meta’ settimana e cosi riuscire con mezzi di fortuna a dirigermi verso sudovest. Direzione oceano! TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://fabioparigi.spaces.live.com/blog/cns!2FCBF2A43F694528!5590.trak Weblogs that reference this entry
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