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Madison, Wisconsin 22 Marzo 2008Madison, Wisconsin 22 Marzo 2008 Stavo bevendo tequila con Diego e Luis, amici messicani, in un grazioso bar a Down Town Lincoln giovedì sera, quando una ragazzina cinese alta poco piu’ di un metro e cinquanta irrompe nella conversazione e chiede se ci vogliamo unire al suo viaggio di tre giorni verso nord. Come un investigatore privato alla ricerca dell’indizio impossibile, cercavo invano da giorni di trovare un volo compatibile con la mia carta di credito, per una meta nuova e possibilmente assolata. Colgo la proposta della cinesina, come acqua fresca dopo una sbronza.
Una tormenta di neve ci coglie nel mezzo del cammino, e vedere scorrere dal finestrino bisonti a sei assi, sfreccianti piu’ dell’utilitaria sul suolo ghiacciato mi ha insegnato a guidare e non frenare, mai.
Con gomme normali, guidare sul manto innevato e’ possibile, basta non modificare la traiettoria e la velocita’. Per chi non rispetta la roulette russa della strada, i prati paralleli sono la via di fuga naturale. Un carro attrezzi, con un cavo d’acciaio lungo decine di metri provvedera’ a rimettere l’autista e il suo mezzo sulla statale trentanove. Non pochi i camion, le macchine e persino le grandi Jeep a quattro ruote motrici condannate al fuori programma. Ci fermiamo per una fetta di torta e un Porto ad un ristorante italiano a Saint Paul a trecento miglia a nord ovest di Chicago. Per la notte un comodo letto a una piazza e mezza al nono piano dell’Hilton di Madison e’ un buon premio per i chilometri percorsi senza grossi problemi. Cena italiana, ottimo vino e limoncello (il liquore) finale. Esploro la vita notturna della graziosa cittadina come centinaia di altre volte. Cartina alla mano, tabacco tra le labbra e macchina fotografica per immortalare un dettaglio o un sorriso. Incontro persone, scambio parole e quattro salti nell’unica discoteca aperta. Sfortunatamente non e’ pienissima per via delle vacanza pasquali, ci si diverte ugualmente. Cammino delicatamente, come un equilibrista sulla fune al circo, sul marciapiede ghiacciato. Lo stato di ebbrezza facilita il compito compensando lo sbandamento causato dall'assenza di attrito sotto i piedi.
Anche se le condizioni ultimamente stanno migliorando, non sono ancora al cento per cento di me stesso. L’energia per vivere come so fare, non e’ ancora arrivata, ma penso e spero non tardi molto. La situazione precaria emotiva, finanziaria, e d’inserimento sociale non mi rende il Fabio Fax che tutti conoscono, ma noto, come a volte basti iniziare la giornata con il piede giusto per essere allegro. I programmi di viaggio sono cambiati ancora, la cinesina e’ stata scaricata per non rischiare di finire come lei isterico e fuori di testa. Del sorriso contornato dal rosso del rossetto, rimane un ricordo. Alloggio all’hostelling internetional di Madison che si presenta come una mediocre ma carina pensione per viaggiatori, anche se di globetrotter neanche l’ombra. Piccola palazzina a tre piani, in legno colorato. Una trentina di letti, dei quali occupati una decina, per lo piu da signore dal capello color latte e andatura asincrona per l’usura del tempo. Il ragazzotto biondo della reception sembra un pezzo di modernariato rispetto alla mobilia e alla Silver signora internauta che siede alla postazione di controllo in salotto. Per caso noto che la lista delle chiamate sul cellulare risalenti alla notte scorsa e’ lunga, sia il caso buffo che non ricordi di averlo usato. La frequenza delle chiamate in entrata e uscita aumenta con l’avvicinarsi dell’orario di chiusura della discoteca, fatto molto interessante. Speravo di recuperare indizi dalla rubrica, un nome, un riferimento, ma nulla. Spinto dalla curiosita’ pigio sulla cornetta verde un numero a caso del Wisconsin. Una giovane voce femminile in spagnolo mi saluta chiamandomi per nome. Ci sarebbe voluta una fotografia per scannerizzare la mia faccia ricoperta di stupore. In quel caso, ammetto di aver bleffato, e proseguito nella conversazione come nulla fosse cercando di scovare tra gli annebbiati ricordi la provenienza di quella voce latina. Dalla conversazione che ne e’ emersa, e dopo presa visione del contenuto della sim card della macchina Con le gambe pesanti, come dopo la finale della Coppa dei Campioni siedo nella lounge dell’ostello di Chicago. Stessa catena, Hostelling International, ma distante quattro ore in bus da Madison. Il brusio nell’aria mi perturba, non essendo compatibile con il mal di testa che mi accompagna da questa mattina. Forse la sveglia presto e le poche ore di sonno sono la causa. La serata per locali con il biondo dell’ostello si e’ rilevata interessante. Sono stato introdotto tra i suoi amici come Fabio il viaggiatore, e stimolanti conversazioni intavolate su tematiche di politica economica e soluzioni energetiche compatibili con uno sviluppo sostenibile. Il gruppetto di capelloni antimilitaristi e’ simpatico e culturalmente avanzato rispetto alla media dei coetanei. Propieta’ di linguaggio, tesi supportate da testi e pubblicazioni scientifiche e cognizione di causa alle quali non ero piu’ abituato a confrontarmi. Mi ha fatto sorridere la storia di un loro amico, gestore di un locale notturno, che e’ stato in villeggiatura al penitenziario della contea in quanto moroso con il fisco. Negli ultimi tre anni si e’ rifiutato di pagare le tasse per non contribuire al finanziamento delle operazioni militari in Iraq e Afganistan. Si puo’ chiamare anche questa disobbedienza civile? Una versione piu’ accurata di tale disobbedienza potrebbe essere quella di versare ugualmente il proprio contributo al fisco, ma omettendo la relativa quota di finanziamento a suddette missioni militari.
Con il dorso delle mani congelato per il vento, mi accendo tremolante una sigaretta liberando la vista fino all’infinito. Da molte settimane, troppe, desideravo non avere nulla davanti al mio naso se non una distesa infinita di particelle di idrogeno e ossigeno (acqua). Il vento perfettamente allineato con l’asse del lago, solleva umidità che accarezza il mio viso, e come la doccia fredda dopo una sauna, rinvigorisce i mie capillari assonnati dal riscaldamento sovradimensionato dei locali pubblici.
Chiamano il mio nome, e’ ora di imbarcarsi. Fine dello spring brake, giorni carini, neve, sole, vento e chilometri macinati all’insegna della CO2. Non può nevicare per sempre.
Non può nevicare per sempre. Ebbene si, finalmente la primavera sembra essere arrivata, sia climatica che interiore. Il letto nuovo mi coccola la notte e durante la siesta post pranzo. La bicicletta rossa e’ il mio cavallo di razza per le scorribande nelle praterie di Lincoln. Ho scoperto una famiglia di scoiattoli abitanti sull’albero davanti la finestra di camera mia. Insieme alla natura mi sveglio poco dopo le sette, il sole morbido mi accarezza sul cuscino zebrato dall’ombra delle persiane. La vita sembra ricominciare a sorridere. Positivi i giorni a Washington, i quali ridanno ossigeno e calore al mio spirito screpolato dal vento da nord. Il primo esame portato a casa, il progetto sui mulini che prosegue e i club notturni dal colore nasty. Sorseggio rum and cola allo Zoo bar, la versione yankee del Baraonda. Capelloni con la chitarra in mano si esibiscono in open stage, palco aperto, tutti i giorni, dal lunedì al lunedì. Divine signorine dalle gonne svolazzanti ballano a ritmo di blus e il rum scorre a fiumi. Inizio a partecipare attivamente a quello che i locali chiamo after party. La night life, purtroppo finisce molto presto, alle 0100 di notte, ed essendo io drogato di luna e stelle…come si dice in spagnolo no puede ser… cosi piano piano mi inserisco e capisco come anche i nebraskesi facciano casino fini a tardi… Ska-ska nell’aria, musica che ti penetra e un poco come i Fratelli di Soledad anni addietro cantavano…io sono un duro, io non ballo! ma alla fine non riesci a stare fermo….cosi mentre sputacchio lettere sulla tastiera il mio corpo si muove all’unisono con la pelle della batteria…
Forse oggi, dalla prima volta che sono in US, mi sento ok. E sono contento, per festeggiare dico mannaia alla polinesiana, e saluto chi incrocia il mio occhio da felino. Oggi c’e’ il sole ed e’ un bel giorno, forse si ricomincia a cantare e a sognare, e a vivere. Dopo pranzo, mi distendo sull’erba con i piedi al vento. Mi appisolo per quasi un’ora e mi sveglio sotto i colpi del ronf-ronf del mio naso. Leggere goccioline di sudore si staccano lentamente e percorrono come una moto sulle dune di sabbia della Parigi-Dakar le mie costole fino a perdersi assorbite dal cotone della maglietta. Apprezzo tale sforzo della natura di normalita’ e nonostante le piante siano ancora immobili, in realtà dentro sono verdi e la linfa si sveglia dal letargo. Quelle poche decine di minuti di esposizione al calore naturale del sole sono stati come una pastiglia di vitamina. Assonnato pedalo per le strade e approdo al Coffee House, un grazioso caffe’ dalle luci dolci e musica nell’aria. Il caffe’ dei Caraibi nei contenitori alle pareti emana fragranze lontane ed esotiche.
Speravo di poter prendere un aereo e sparire per qualche giorno su banco di corallo ai Caraibi, e sorseggiare succo naturale estratto da un cocco appena caduto. Dico speravo in quanto, il lavoro e le condizioni economiche mi tengo legato a Lincoln. E la situazione si tinge di assurdo. Ora che potrei prendermi una parentesi di respiro, non vi sono le condizioni. Considerando il piacere di ingegnarmi nel problem solving, ho fatto un programma dettagliato di lavoro, in modo da adempiere con gli obblighi per meta’ settimana e cosi riuscire con mezzi di fortuna a dirigermi verso sudovest. Direzione oceano! Brunello di Montalcino
I giorni passano lentamente e come la sabbia in una clessidra granello dopo granello scorre via non curante del suo intorno. I miglioramenti attesi dai cambiamenti climatici rallentano per una perturbazione da nord che ricopre il cielo di cristalli di ghiaccio e sballottati dal vento si ficcano da per tutto. Vomito su una tastiera quello che mi bolle nello stomaco, come un paziente sdraiato dallo psicanalista. A ruota libera tiro fuori il rospo che turba questa terra insipida. L’individualismo estremo che caratterizza questo paese, lo ricopre di una tristezza inimmaginabile anche per uno dal mappamondo facile come me. Come una piccola imbarcazione in balia delle onde arrabbiate, cerco invano di mantenere la barra del timone ferma, per salvare la rotta. Anche se a volte può essere saggio oltre che una necessita’ di sopravvivenza rivedere il percorso pianificato. Il sole si alza dolce e tra le fessure della persiana e mi da il buon giorno. I primi minuti di doccia sono per cancellare i resti del rum della notte precedente. Mentre infilo un calzino sorseggio tisana al gelsomino, per rigenerare la bocca felpata impastata dal tabacco. Minuziosamente annodo la cravatta comprata su una bancarella ad Hongkong con l’etichetta Made in Milan, infilo gli scarponi da neve e con una sigaretta tra le labbra mi avvio al Buco senza finestre del mio ufficio al terzo piano del dipartimento di ingegneria elettrica della University of Lincoln, Nebraska. Il sole dall’alto sorride, anche se difficilmente riesce in quello che e’ sempre riuscito a fare. Scaldare la pelle e l’anima. Lascio sulla sinistra il Nebraska State Capitol, (Il Campidoglio è un grattacielo con una cupola d'oro alla sommità. La torre è coronata da una statua alta 6 metri di un agricoltore che semina il grano, (dello scultore Lee Lawrie), che rappresenta il patrimonio agricolo dello Stato. Wikipedia.it) Un alto edificio, contenete gli uffici degli amministratori politici. Anche se non sembra siamo in una capitale. Guardo il contadino di bronzo in cima alla cupola, che sparge semi di grano, e chiedo che vede? Non mi risponde. Percorro isolato dopo isolato e le case monodose familiari in legno bianco, non cambiano. Il posto per il pick up sulla destra, il carrello del barbecue sulla sinistra e la casella della US Mail (posta) tra il manto stradale e il marciapiede. L’architettura sembra uscita da una linea di produzione della Viti & Bulloni (stabilimento di Shangai). Mi chiedo che studino alla facolta’ di architettura e design. La seggiola ribaltabile permette di lavorare al pc comodamente mentre si sorseggia un liquido dal termos da litro. Ma che c’e’ dentro? Cocaina, Anfetamina, Prozac+, Viagra? Come i paraguaiani per le vie di Montevideo, i nebraskesi amano apparentemente fare e andare con un termos in mano. Bah! Con il binocolo cerco i Tartari tra le notizie di una decina di giornali online, e apro il libro di macchine elettriche alla stessa pagina della sera precedente, allo stesso punto dove ho iniziato a perdere i neuroni per via del rum. Ahimè questa impostazione ha un peccato originale da risolvere. Per essere smart, dinamico, energico, coinvolgente, creativo, scattante, aggressivo bisogna avere il cento per cento delle energie. Le condizioni al contorno devono essere sinergiche e lavorare per l’obiettivo comune. Dalla fisica si impara che la sommatoria delle forze e’ una forza e il suo verso e la sua intensita’ dipendo dalle varie componenti. Questo il punto! E le altre componenti? Da un mese remo come un disperato, ma il vortice fa il doppio di me in meta’ tempo. Lentamente vengo risucchiato in un circolo vizioso di auto lesionismo mentale. Non mi riconosco. Ho paura. Avrei una ricetta per tornare a sorridere, ma per ora la lascio vicino alla scritta pull della maniglia rossa della porta del bus. Tirare in caso di emergenza. La liberta’ di azione, di dinamismo intellettuale, la fertilita’ creativa e’ messa a dura prova dal muro di gomma/granito che avvolge la seggiola ribaltabile. Come la Ferrari di Kimi Raikkonen per fare un bel piazzamento ha bisogno di avere ai box un team di specialisti che credono nel progetto e un pit stop ogni tanto per il cambio gomme e il rifornimento carburante, cosi’ io vorrei tanto un navigatore satellitare, di quelli moderni, che ti avvisa che tra tre chilometri c’e’ il distributore di benzina, per fare il pieno di super. Uso il mouse del calcolatore come una giovane studentessa usa il suo vibratore. Alla ricerca di emozioni. Mi muovo nello spazio multimediale del web, esattamente come su una cartina geografica. Saltello da un luogo ad un altro, sorvolo foreste, entro in case di amici e sconosciuti. Leggo, appunto e volo. Il mio corpo non ha peso, sono libero, finalmente. Il drin drin del microonde mi riporta nel Buco senza finestre del mio ufficio. Il pasto del ricercatore cinese della stanza accanto e’ pronto. La sinfonia da aspiratore da zuppa giunge alle mie orecchie ed e’ il segnale orario della musica via internet. Radio indipendenti, commerciali, down load di files illegalmente condivisi da internauti incuranti delle crociate giudiziarie nel nome del diritto d’autore. Arriva sera e neanche mi accorgo. Quando gli occhi smettono di distinguere le lettere allineate sulla tastiera, infilo i guantoni da pugile e vado a riempire le budella di succo di canna da zucchero. La mappatura dei locali notturni e’ quasi completata, mi mancano i bordelli e i ritrovi per i pensionati.
Il riscaldamento della stanza, come ogni sera, si e’ spento. Il termostato non ha retto al congelamento e non e’ riuscito nel suo compito di accendere la caldaia. Con i guantoni da pugile, il cappellino da marinaio, apro la zip del sacco a pelo, e sul materasso come un homeless con il suo cartone, nell’angolo piu’ lontano dalla finestra, mi concedo il riposo. Gli occhi si muovono sotto le palpebre per trovare la posizione di minima energia, quella d’equilibrio stabile, come la testa cerca il punto giusto dove abbandonarsi sul cuscino. Respiro profondo, decido dove dormire questa notte e mi abbandono. Navigando per le vie di Lincoln, Nebraska US
primi passiLincoln, Nebraska US 14 febbraio 2008
Finalmente la colonnina di mercurio timidamente si affaccia al campo positivo. Il delta temperatura ha lo stesso effetto del föhn caldo che scende dalle cime innevate delle Alpi. L’umore va un po’ meglio, dopo aver preso la decisione di invertire la tendenza e di smetterla di frignarmi addosso. Come spesso succede, anche se non ne siamo consci, siamo noi gli artefici del nostro umore e di conseguenza delle modalità e qualità di cio’ che ci succede. Da due giorni, come il mercurio nella colonnina, ho iniziato a risalire lentamente, superarelo zero e ricominciare a respirare. Qualche birra la sera dopo il lavoro, due chiacchiere al bancone e si scopre che tutto sommato belle persone ci sono in ogni luogo. Partecipo volentieri, da spettatore occasionale, alle passionali discussioni politiche sulle future elezioni presidenziali, e scopro che il proselitismo politico in US e’ in aumento. Generalmente i livelli di discussione e le argomentazioni quando va bene sono da militante liceale, acerbo del campo, ma pieno di convinzioni, facilmente opinabili con due leggi economiche e con qualche articolo di giornale. Nonostante cio’ recepisco positivamente l’impegno sociale e morale di cercare di cambiare le cose. Strane alleanze etniche e politiche segnano la campagna elettorale, e questi dati preoccupano in parte chi era abituato a palleggiarsi il potere negli ultimi vent’anni. Le statistiche dicono che ci sono piu’ persone che guardano il Super Bowl, la partita che mette in palio il titolo della Nfl, il campionato di football, di quelle che vanno a votare alle elezioni politiche. Nell’ultima finale sono stati novanta milioni i telespettatori che hanno assistito con birra e popcorn la finalissima. A novembre vedremo i dati delle urne e capiremo quanto l’America ha voglia di cambiare. Questa settimana ho iniziato a seguire il corso di Macchine Elettriche in università. Tornare sui banchi di scuola fa un certo effetto. Penso si dovrebbe istituire d’ufficio un richiamo alla formazione obbligatorio per tutta la vita, un poco come succede per i riservisti dell’esercito svizzero. Ogni anno un paio di settimane in cui si ritorna in caserma con i commilitoni di una volta, per aggiornamenti e ripassi.
Entrando in aula, ho sentito quell’odore familiare di “classe”, un misto tra polvere di gesso e aria da cambiare, e ho rivissuto quell’emozione unica che si prova quando si e’ sotto esame. Sotto pressione per mesi, dedicando le energie al raggiungimento dell’obiettivo e provare sollievo, leggerezza e contentezza nell’uscire dall’aula con l’esame sul libretto. Alla fermata del bus, al riparo dal vento gelido, assisto alla parata dei pendolari che in macchina si dirigono verso il “centro” città. Mi stupiscono le dimensioni delle automobili che raggiungono volumi incredibili, ruote giganti, paraurti in grado di sfondare qualunque muro. Autovetture da cinquemila di cilindrata, cavalli, potenze e consumi spropositati per portare a spasso un solitario signore grassottello e la sua tazza di caffè caldo. |
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